Attaccamento e relazioni adulte: perché ripetiamo sempre gli stessi copioni
Stili di attaccamento e relazioni: perché ripetiamo gli stessi copioni affettivi e come iniziare a cambiarli con strumenti psicologici e percorsi terapeutici a Roma–Monteverde.
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Introduzione
Capita a molti: ci si innamora dello stesso tipo di persona, si rivivono litigi già conosciuti, ci si ritrova a rincorrere chi si allontana o a fuggire quando qualcuno si avvicina troppo. Non è semplice destino né un “difetto di carattere”: molto spesso queste dinamiche affondano le radici negli stili di attaccamento, il modo in cui impariamo, fin da piccoli, a cercare sicurezza, vicinanza e protezione.
In questo articolo esploriamo cosa significa attaccamento in età adulta, perché tendiamo a ripetere determinati copioni e in che modo la psicoterapia può aiutare a rendere queste dinamiche più flessibili.
Cos’è l’attaccamento (in parole semplici)
L’attaccamento è un modello relazionale interno, una sorta di bussola che orienta il modo in cui ci avviciniamo agli altri, viviamo l’intimità e interpretiamo i segnali dell’altro. Si sviluppa nei primi anni di vita osservando come i caregiver rispondono ai nostri bisogni di vicinanza, rassicurazione e contenimento.
Questo modello non è un’etichetta e non determina in modo definitivo la nostra vita affettiva. È una predisposizione che può evolvere, soprattutto quando incontriamo relazioni sicure o intraprendiamo un percorso psicoterapeutico.
In età adulta, gli stili di attaccamento più noti sono:
- Sicuro: la vicinanza è fonte di conforto, la distanza non spaventa.
- Ansioso/ambivalente: si teme l’abbandono e si cercano continue conferme.
- Evitante: si privilegia l’autonomia e si teme la dipendenza.
- Disorganizzato: vicinanza e paura coesistono, generando un alternarsi intenso tra ricerca e ritiro.
Ognuno di questi stili rappresenta un adattamento intelligente alla propria storia, non un tratto “giusto” o “sbagliato”.
Cause e meccanismi psicologici
Ripetiamo dinamiche simili perché il cervello umano tende alla coerenza interna: ciò che è familiare appare prevedibile e quindi più “sicuro”, anche quando procura sofferenza.
Tre processi psicologici favoriscono la continuità:
- Filtri attentivi
Prestiamo attenzione ai segnali che confermano ciò che già crediamo. Se temiamo il rifiuto, la normale autonomia dell’altro può sembrare un abbandono. - Comportamenti protettivi
Strategie messe in atto per ridurre l’ansia nel breve periodo (controllare, compiacere, chiudersi, evitare), ma che mantengono il problema nel lungo. - Profezie che si autoavverano
Le nostre paure influenzano il modo in cui ci comportiamo, contribuendo involontariamente a creare lo scenario temuto.
Questi meccanismi sono potenti perché operano spesso in automatico: nascono per proteggerci, ma possono trasformarsi in vincoli nelle relazioni adulte.
Segnali, comportamenti e manifestazioni nella vita adulta
Alcuni indizi possono suggerire la presenza di un pattern rigido legato all’attaccamento:
- forte ansia quando l’altro non risponde o sembra “lontano”;
- difficoltà a chiedere aiuto o timore di dipendere;
- nei conflitti tendenza a rincorrere o, al contrario, a ritirarsi rapidamente;
- attrazione ricorrente per partner poco disponibili o molto esigenti;
- senso di colpa quando si stabiliscono confini;
- ipervigilanza emotiva o bisogno di controllare il legame;
- difficoltà a sostenere l’intimità e la vulnerabilità.
Questi segnali non sono diagnosi, ma spunti di auto-osservazione.
Come riconoscerlo in sé (auto-osservazione)
Riconoscere il proprio stile di attaccamento richiede delicatezza e curiosità. Alcune domande utili:
- Cosa mi fa sentire davvero al sicuro nelle relazioni?
- Quali comportamenti dell’altro mi attivano o mi irritano?
- Come reagisco alla distanza? Alla vicinanza?
- Quali situazioni relazionali assomigliano alla mia storia originaria?
- Quali strategie uso per calmarmi quando ho paura? Funzionano davvero?
Rispondere con sincerità, senza giudizio, permette di cogliere il filo che lega la storia personale ai comportamenti presenti, aprendo spazio a nuove possibilità.
Strategie psicologiche e interventi possibili
Un percorso psicoterapeutico può diventare un luogo sicuro in cui esplorare e rinegoziare il proprio stile di attaccamento. A Roma–Monteverde utilizzo un approccio integrato che include Terapia Cognitivo-Comportamentale (TCC), Schema Therapy, tecniche di mindfulness e, quando utile, elementi di ipnosi ericksoniana ().
Tra gli interventi più efficaci:
- Mappa degli schemi
Riconoscere le “lenti” con cui interpretiamo vicinanza e distanza, collegandole alla propria storia. - Regolazione emotiva
Tecniche di respiro, grounding, consapevolezza del corpo e gestione dell’attivazione, utili anche per lo stress (). - Sperimentazioni graduali
Piccoli cambiamenti comportamentali che rompono la consuetudine: chiedere un bisogno, comunicare un limite, tollerare un momento di incertezza. - Dialoghi strutturati di coppia
Sequenze guidate per parlare senza attaccarsi o ritirarsi, ricostruendo sicurezza reciproca. - Self-compassion
Un lavoro sulla gentilezza verso sé stessi, preziosa per ridurre la vergogna e l’autocritica che alimentano i vecchi copioni.
Un esempio concreto
Federica, 34 anni, racconta: “Scelgo persone che mi cercano molto all’inizio, poi diventano fredde. Io le rincorro e peggiora tutto”.
In seduta esploriamo:
- Trigger: messaggio letto e non risposto
- Emozione: ansia
- Pensiero automatico: “non gli importa di me”
- Comportamento: controlli ripetuti, richieste pressanti
Lavoriamo su:
- una nuova interpretazione (“la distanza può essere ricarica, non rifiuto”);
- un nuovo comportamento (attendere 30 minuti e poi inviare un messaggio chiaro);
- una regolazione del sistema (respiro 4–6, radicamento, auto-dialogo gentile).
Nel tempo, Federica sperimenta meno urgenza, maggiore stabilità e la sensazione di scegliere come agire, invece di reagire automaticamente.
Strumenti pratici per iniziare da subito
- Diario a tre colonne: scrivere quotidianamente, per l’osservazione dei propri schemi, la sequenza Evento → Emozione → Azione. Osserviamo gli automatismi.
- Worry/Need Script: “Temo che… Ho bisogno di… La mia richiesta è…”.
- Scala della vicinanza (0–10): quanta vicinanza desidero oggi? Comunicarlo esplicitamente.
- Time-out sicuro: 20 minuti di pausa durante un conflitto, poi ritornare al tema con un obiettivo chiaro.
- Tre micro-confini: tre piccoli “no” nella settimana, per osservare come cambia la relazione.
Quando può essere utile chiedere aiuto
La psicoterapia individuale o di coppia può essere utile quando:
- i litigi ruotano sempre intorno a vicinanza/distanza;
- si avverte un blocco nelle relazioni affettive;
- prevalgono ansia da abbandono o bisogno di controllo;
- ci si sente intrappolati in relazioni ripetitive e faticose;
- è difficile comunicare bisogni e limiti.
La terapia offre uno spazio protetto in cui esplorare questi schemi e costruire modalità più flessibili e sicure.
Conclusione: cambiare è possibile
Lo stile di attaccamento non è una condanna: è una storia che può essere riletta, integrata e trasformata. Il cambiamento avviene attraverso la consapevolezza, la regolazione emotiva e l’esperienza di relazioni più sicure, anche e soprattutto nella relazione terapeutica.
Riconoscere i propri copioni è il primo passo verso relazioni più libere, equilibrate e autentiche.
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