Traumi psicologici: come riconoscerli e superarli con la psicoterapia
Il trauma psicologico è una ferita emotiva che può alterare profondamente la percezione di sé e del mondo. Non riguarda solo eventi improvvisi e drammatici: anche esperienze negative ripetute nel tempo possono lasciare segni profondi. La reazione è soggettiva: ciò che per una persona è gestibile, per un’altra può risultare destabilizzante. La buona notizia è che il cervello può ricostruire sicurezza e fiducia: con un percorso psicoterapeutico mirato è possibile rielaborare ciò che è accaduto e tornare a vivere con più serenità.
Cos’è un trauma psicologico
Per trauma psicologico intendiamo l’impatto duraturo di un evento (o una serie di eventi) che ha ecceduto le risorse di coping della persona, lasciando un senso di minaccia, impotenza o perdita di controllo. Non è “debolezza”, ma una risposta umana a uno stress fuori scala. Talvolta i segni compaiono subito; altre volte emergono a distanza di mesi o anni.
Come riconoscerlo: i segnali più comuni
I sintomi possono riguardare diversi piani:
Emotivi: ansia, irritabilità, tristezza persistente, senso di vulnerabilità, vergogna o colpa.
Cognitivi: pensieri intrusivi, flashback, ipervigilanza, difficoltà di concentrazione, vuoti di memoria legati all’evento.
Fisici: tensione muscolare, disturbi del sonno, tachicardia, somatizzazioni (cefalee, stomaco in “nodo”).
Sono frequenti anche evitamenti (luoghi, conversazioni, immagini) e, in alcuni casi, fenomeni dissociativi lievi (sensazione di distacco da sé o dall’ambiente). Se questi segnali durano e interferiscono con la vita quotidiana, è utile una valutazione professionale.
Tipologie di trauma
Acuto: conseguente a un singolo evento critico (incidenti, aggressioni, eventi naturali).
Cronico: esposizione prolungata a situazioni di abuso, violenza o pericolo.
Complesso: traumi multipli, spesso iniziati in infanzia/adolescenza, con effetti su identità e relazioni.
Esiste anche il trauma relazionale, legato a figure di attaccamento incoerenti o svalutanti: non lascia lividi visibili, ma può influire profondamente sulla fiducia e sull’autostima.
Perché il cervello resta in allerta
Dopo un evento traumatico il sistema di allarme può rimanere “acceso”: segnali innocui vengono letti come minacce e il corpo si prepara continuamente alla difesa. Per questo compaiono ipervigilanza, stato di allerta, possibili sogni vividi. La psicoterapia aiuta a riconoscere e modulare queste risposte, ristabilendo una sensazione di sicurezza interna.
Come la psicoterapia può aiutare (fasi e metodi)
La terapia offre uno spazio sicuro e rispettoso per rielaborare il trauma. In genere si procede per fasi:
Stabilizzazione: regolazione dell’attivazione (grounding, respiro, routine) ed uso delle risorse personali disponibili; psicoeducazione su cosa accade nel corpo e nella mente.
Elaborazione: tecniche mirate per integrare i ricordi traumatici e ridurre la carica emotiva.
Integrazione: consolidare gli apprendimenti, riprendere attività significative, aggiornare l’immagine di sé.
Gli approcci più utilizzati includono la Terapia Comportamentale Cognitiva focalizzata sul trauma, l’EMDR (desensibilizzazione e rielaborazione tramite stimolazione bilaterale), l’Ipnosi ericksoniana per accedere a risorse interne, e – quando utile – interventi orientati agli schemi relazionali o alla consapevolezza corporea.
Un esempio clinico
Una persona vittima di un’aggressione riferisce paura intensa quando rientra a casa la sera. Dopo la stabilizzazione, si lavora con l’EMDR e con suggestioni ipnotiche ericksoniane focalizzate su immagini di protezione e forza interiore. In parallelo, esposizioni graduali e collegate con i contesti temuti, accompagnate da tecniche di respiro, consentono di ricostruire una percezione di sicurezza e di tornare a muoversi con autonomia.
Strategie complementari che sostengono la cura
Mindfulness e grounding: ancorarsi ai sensi nel “qui e ora” riduce l’iperattivazione.
Respirazione 4–6: inspira per 4 secondi, espira per 6; impiega almeno 2–3 minuti per calmare il sistema d’allarme.
Movimento regolare: camminata, yoga dolce o nuoto favoriscono sonno e regolazione emotiva.
Routine di sonno e igiene digitale: orari costanti, schermi ridotti la sera.
Diario e auto-compassione: parole gentili verso di sé, soprattutto nei giorni “no”.
Quando chiedere aiuto
È consigliabile rivolgersi a uno psicoterapeuta quando i sintomi persistono oltre alcune settimane, interferiscono con studio/lavoro/relazioni, emergono evitamenti marcati o si presentano ricordi intrusivi e incubi frequenti. La valutazione iniziale chiarisce obiettivi, priorità e ritmo del lavoro.
Domande frequenti
Il trauma “passa da solo”? A volte i sintomi si attenuano spontaneamente, ma se persistono o peggiorano è utile un intervento mirato per evitare che si cronicizzino.
L’EMDR mi farà rivivere il dolore? L’obiettivo non è rivivere, ma rielaborare in sicurezza. La stimolazione bilaterale aiuta il cervello a integrare le memorie riducendone l’impatto.
Quanto dura un percorso? Dipende dalla storia e dagli obiettivi. Dopo la valutazione si concorda un piano personalizzato con monitoraggi periodici.
Superare un trauma è possibile. Con pazienza, continuità e una relazione terapeutica solida, la ferita può cicatrizzare e lasciare spazio a nuove possibilità. Nel mio studio a Roma – Monteverde integro Terapia Cognitivo-Comportamentale , EMDR, Ipnosi ericksoniana e interventi su misura per aiutarti a ritrovare sicurezza e fiducia.
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