Disturbi del sonno e psicologia: quando l’insonnia nasconde un disagio emotivo
Ti giri e rigiri nel letto, conti le ore che mancano alla sveglia e più cerchi di dormire più resti vigile? Oppure ti addormenti, ma ti svegli alle 3:00 e la mente si accende con pensieri a raffica? Se il sonno è diventato un braccio di ferro quotidiano, è possibile che non sia solo “sfortuna” o cattiva abitudine: spesso l’insonnia racconta qualcosa che la psiche sta cercando di dire.
Quando parlare di insonnia (e cosa non è)
Per insonnia si intende una difficoltà persistente nell’addormentamento, nel mantenere il sonno o nel risvegliarsi troppo presto, con ricadute su energia, concentrazione, umore e qualità di vita. Non è il singolo periodo stressante o la notte storta: si parla di disturbo quando il problema si presenta almeno 3 volte a settimana per 3 mesi e crea disagio significativo.
Segnali che dietro c’è un tema emotivo
• Pensieri ripetitivi (“domani andrà male”, “devo dormire per forza”).
• Preoccupazione anticipatoria già nel pomeriggio.
• Tensione corporea, tachicardia, nodo allo stomaco a letto.
• Umore altalenante, irritabilità o tristezza al risveglio.
• Evitamento: rinunci ad attività serali per “proteggere” il sonno, ma la pressione a dormire aumenta.
Perché la mente non si “spegne”: cosa mantiene l’insonnia
• Iper-arousal: il sistema è in allerta, come se dovesse “restare di guardia”. Accade con stress prolungato, ansia o preoccupazioni.
• Ruminazione: la mente tenta di risolvere di notte ciò che di giorno rimandiamo, e il letto diventa il luogo del problem‑solving.
• Condizionamento: dopo tante notti difficili, il cervello associa il letto alla veglia e all’ansia (“ci risiamo, non dormirò”).
• Emozioni non elaborate: lutti, traumi, conflitti, cambiamenti di vita che bussano quando tutto tace.
• Abitudini disfunzionali: schermi fino a tardi, caffè serale, sonnellini lunghi, orari irregolari.
Il risultato è un circolo vizioso: più temi di non dormire, più controlli il corpo e la qualità del sonno, più l’attivazione aumenta.
Cosa funziona in psicoterapia
La Terapia Cognitivo‑Comportamentale per l’Insonnia (CBT‑I) è il trattamento psicologico con maggiori evidenze. Lavora su pensieri, emozioni e comportamenti che mantengono il problema, con strumenti pratici e misurabili. Gli elementi chiave:
• Psicoeducazione: capire i meccanismi del sonno e dell’ipervigilanza riduce già l’ansia da prestazione del dormire.
• Stimulus control: il letto torna ad essere associato solo a sonno e intimità (se non dormi entro 20 minuti, alzati e fai qualcosa di tranquillo, poi rientra quando la sonnolenza riprende).
• Ristrutturazione cognitiva: si mettono alla prova convinzioni rigide (“se non dormo 8 ore crollo”) cercando letture più realistiche.
• Tecniche di rilassamento e mindfulness: respirazione, rilassamento muscolare progressivo, pratica di consapevolezza per disinnescare la ruminazione.
• Lavoro emotivo mirato: quando emergono ansia, depressione, vissuti di perdita o trauma, si integrano interventi specifici (ACT, Schema Therapy, EMDR).
Routine serale che aiuta (semplice ma efficace)
• Orari regolari: sveglia costante anche dopo una notte difficile.
• “Finestra di defaticamento” 60–90 min prima del letto: luci più soffuse, attività calme, niente email/scroll.
• Parcheggio delle preoccupazioni: 10 minuti di scrittura per svuotare la mente; chiudi la pagina e rimanda a domani.
• Schermi: limita l’esposizione serale e usa filtri luce blu se necessari.
• Caffè, tè, alcol: riducili nella fascia tardo‑pomeridiana/serale.
• Camera “pro‑sonno”: fresca, buia, silenziosa; il letto come luogo di riposo, non di pianificazione.
Un esercizio guidato: 3 passi per la notte difficile
1) Concentrati sul corpo, non sulla mente: 3 minuti di respiro 4‑2‑6 (inspira 4”, pausa 2”, espira 6”).
2) Se dopo 20 minuti sei sveglio, alzati. Leggi due pagine, ascolta musica lenta, svolgi attività non stimolanti.
3) Rientra al letto appena compare la sonnolenza. L’obiettivo non è “addormentarsi subito”, ma smontare l’associazione letto = lotta.
Quando è il momento di chiedere aiuto
Se il problema dura da mesi, se incide su lavoro, studio o relazioni, o se compaiono ansia marcata, umore depresso o pensieri intrusivi, un percorso psicologico può riportare ordine e sollievo. Nel mio studio a Roma – Monteverde lavoriamo con protocolli CBT‑I integrati a interventi su stress, ansia e regolazione emotiva, definendo un piano personalizzato e monitorando i progressi con semplici diari del sonno.
Domande frequenti
• Devo eliminare i risvegli? Non sempre. L’obiettivo è ridurne frequenza e impatto: può bastare tornare a dormire con più agilità.
• Quanto dura un percorso? Variabile; spesso 6–10 incontri focalizzati sulla CBT‑I producono miglioramenti consistenti, con follow‑up di mantenimento.
• Farmaci sì o no? Possono essere utili in alcune fasi su indicazione medica. La terapia psicologica lavora sulle cause e sulla prevenzione delle ricadute.
Dormire bene è un atto di cura di sé
Il sonno non si forza: si favorisce, togliendo benzina all’ansia e ricostruendo abitudini sane. Se senti che l’insonnia sta raccontando un disagio emotivo, puoi ascoltarlo in modo sicuro e guidato.
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