Torna agli articoli
Crescita Personale

Autosabotaggio: perché a volte ostacoliamo proprio ciò che desideriamo

FS
Dott. Fabio Sparatore
Infografica sull'autosabotaggio: rimandare, evitare e aspettare il momento perfetto possono essere collegati a paura di fallire, perfezionismo e timore del cambiamento; invita a riconoscere lo schema, fare piccoli passi e tollerare l'imperfezione.

Quando diventiamo un ostacolo per noi stessi

Ti è mai capitato di desiderare davvero qualcosa e, proprio quando iniziavi ad avvicinarti all'obiettivo, fare qualcosa che sembrava portarti nella direzione opposta?

Rimandare continuamente un progetto importante. Rinunciare a un'opportunità perché non ci si sente ancora pronti. Abbandonare un percorso appena iniziano ad arrivare i primi risultati. Oppure trovare mille ragioni per non fare quel passo che, almeno razionalmente, sappiamo potrebbe essere positivo.

Situazioni di questo tipo vengono spesso descritte con il termine autosabotaggio.

Non significa necessariamente voler fallire o scegliere consapevolmente di farsi del male. Talvolta alcuni comportamenti apparentemente contraddittori possono avere una funzione protettiva: permettono di evitare temporaneamente paura, incertezza, giudizio o possibilità di fallire.

Comprendere questa funzione è importante, perché consente di passare dalla domanda “Perché continuo a rovinare tutto?” a una più utile: “Da cosa sto cercando di proteggermi quando mi blocco?”

Che cos'è l'autosabotaggio in psicologia

Con autosabotaggio possiamo indicare un insieme di pensieri e comportamenti che finiscono per ostacolare un obiettivo importante per la persona.

La particolarità sta proprio nella contraddizione tra ciò che desideriamo e ciò che facciamo.

Possiamo voler cambiare lavoro e continuare a rimandare l'invio del curriculum. Desiderare di portare avanti un progetto e aspettare continuamente il momento perfetto. Voler migliorare qualcosa nella nostra vita e tornare sistematicamente alle vecchie abitudini.

Non ogni rinuncia, esitazione o procrastinazione rappresenta però autosabotaggio. A volte cambiare idea è ragionevole, un obiettivo può essere poco realistico oppure possono esserci ostacoli concreti.

È più utile parlare di dinamiche autosabotanti quando emerge ripetutamente uno schema nel quale i nostri comportamenti ci allontanano da qualcosa che continuiamo a considerare importante.

Perché ci autosabotiamo?

Può sembrare illogico: se desideriamo qualcosa, perché dovremmo ostacolarci?

Una possibile chiave di lettura riguarda il conflitto tra desiderio di cambiamento e bisogno di protezione.

Raggiungere un obiettivo non comporta soltanto una ricompensa. Può significare esporsi al giudizio, assumersi nuove responsabilità, affrontare qualcosa di sconosciuto o scoprire concretamente quali sono i propri limiti.

A volte, quindi, rimanere nella situazione conosciuta può apparire emotivamente più sicuro, anche quando non è soddisfacente. La familiarità può esercitare una forte attrazione proprio perché riduce l'incertezza.

Anche la paura del fallimento e del giudizio può contribuire. Se non provo davvero, posso continuare a pensare che avrei potuto riuscirci. Mettersi alla prova significa invece accettare la possibilità di non ottenere il risultato sperato.

In altre persone entra in gioco il perfezionismo: “Se non posso farlo perfettamente, è meglio aspettare.” Il risultato può essere una preparazione infinita che impedisce di passare all'azione.

Come si manifesta l'autosabotaggio nella vita quotidiana

L'autosabotaggio raramente si presenta con un pensiero esplicito come “voglio impedirmi di riuscire”. È molto più facile incontrarlo sotto forme apparentemente ragionevoli.

Una delle più comuni è la procrastinazione. Il compito viene rimandato fino a quando il tempo disponibile diventa insufficiente, aumentando stress e probabilità di un risultato insoddisfacente.

Un'altra modalità consiste nell'aspettare di sentirsi completamente pronti. Si continua a studiare, prepararsi o cercare conferme, ma il momento dell'azione viene continuamente spostato.

Può comparire anche attraverso obiettivi eccessivamente elevati: ci si impone uno standard talmente difficile da raggiungere che la rinuncia diventa quasi inevitabile.

Altre volte prevale l'evitamento. Non ci si candida per una posizione interessante, non si propone un progetto o si rinuncia a un'occasione perché anticipiamo già un possibile rifiuto.

In tutti questi casi il comportamento può offrire un sollievo immediato, ma avere un costo nel lungo periodo.

Il circolo dell'autosabotaggio

Un meccanismo frequente può essere rappresentato così:

obiettivo → paura o insicurezza → evitamento → sollievo temporaneo → conseguenze negative → autocritica.

Immaginiamo una persona che deve affrontare un colloquio importante.

Potrebbe pensare: “Non sono abbastanza preparato.”

L'ansia aumenta e la persona rimanda la preparazione. Nell'immediato prova sollievo perché non deve confrontarsi con quella sensazione di inadeguatezza.

Avvicinandosi il colloquio, però, si ritrova realmente meno preparata.

Se l'esperienza dovesse andare male, potrebbe concludere: “Lo sapevo, non sono capace.”

Il comportamento nato per proteggersi dalla paura finisce così per rafforzare proprio la convinzione che l'aveva generato.

Come capire se ti stai autosabotando

L'auto-osservazione può aiutare a individuare questi automatismi senza trasformarla in un nuovo motivo per giudicarsi.

Può essere utile chiedersi: questo comportamento mi avvicina oppure mi allontana da ciò che considero importante?

Un'altra domanda riguarda il momento in cui compare il blocco. Succede soprattutto quando qualcosa sta andando male oppure, paradossalmente, quando iniziano ad aprirsi nuove possibilità?

Vale la pena osservare anche quali emozioni precedono l'evitamento: paura, vergogna, senso di inadeguatezza, bisogno di controllo?

Infine, può essere significativo chiedersi quale vantaggio immediato produca quel comportamento. Rimandare, rinunciare o evitare spesso riduce momentaneamente un'emozione spiacevole. Capire questo passaggio permette di cogliere la funzione dello schema.

Come interrompere i comportamenti autosabotanti

Il primo cambiamento consiste nel riconoscere lo schema senza ridurlo a un difetto personale.

Dire “sono fatto così” rende il comportamento parte della propria identità. Pensare invece “in questa situazione tendo a reagire così” apre alla possibilità di modificarlo.

Un secondo passaggio consiste nel ridimensionare gli obiettivi. Di fronte a una meta molto grande, chiedersi quale sia la più piccola azione concreta possibile può rendere il cambiamento meno minaccioso.

È utile anche imparare a tollerare una quota di imperfezione. Iniziare senza sentirsi completamente pronti non significa agire irresponsabilmente: significa riconoscere che sicurezza assoluta e condizioni perfette raramente arrivano.

Infine, anziché cercare di eliminare la paura prima di agire, può essere più realistico imparare gradualmente ad agire anche in presenza di una certa incertezza.

Quando l'autosabotaggio riguarda le relazioni

Gli stessi meccanismi possono comparire nella vita affettiva.

Una persona può desiderare intimità e contemporaneamente temere la vulnerabilità che essa comporta. Può allora allontanarsi quando una relazione diventa importante, interpretare ambiguamente il comportamento dell'altro o mettere continuamente alla prova il legame.

Alcuni studi e modelli teorici hanno collegato comportamenti autosabotanti nelle relazioni a strategie di autoprotezione e insicurezza nell'attaccamento.

Questo aspetto merita però di essere distinto dall'autosabotaggio in generale. Quando prevalgono paura dell'abbandono, difficoltà a fidarsi e ripetizione di schemi affettivi, diventa più utile approfondire direttamente il tema delle ferite e degli schemi relazionali, già trattato in questo sito nella pagina dedicata al trauma relazionale.

Quando può essere utile parlarne con uno psicologo

Autosabotarsi occasionalmente non indica necessariamente la presenza di un problema psicologico.

Può essere utile chiedere aiuto quando gli stessi schemi si ripetono nel tempo e compromettono sistematicamente lavoro, studio, relazioni o possibilità di cambiamento.

Un percorso psicologico può aiutare a comprendere quali emozioni e convinzioni precedono il comportamento autosabotante e quale funzione abbia assunto nella propria storia.

L'obiettivo non è semplicemente acquisire più forza di volontà, ma costruire modi diversi di affrontare paura, errore, incertezza e cambiamento.

Dal giudizio alla comprensione

Quando ci accorgiamo di aver ostacolato ancora una volta qualcosa a cui tenevamo, è facile reagire con frustrazione: “Perché faccio sempre così?”

Ma l'autocritica rischia di alimentare lo stesso circolo.

Un comportamento autosabotante può essere compreso più utilmente come una strategia che cerca di proteggerci da qualcosa che percepiamo come difficile, anche quando il prezzo di quella protezione è diventato troppo alto.

Riconoscere il meccanismo non significa giustificarlo. Significa creare lo spazio necessario per cambiarlo.

Il passaggio fondamentale può allora essere quello da “cosa c'è che non va in me?” a “cosa succede dentro di me proprio quando sto per fare qualcosa di importante?”

Ed è spesso da questa domanda che può iniziare un modo diverso di affrontare il cambiamento.

Ti capita di rimandare opportunità importanti, bloccarti proprio quando potresti fare un passo avanti o ripetere comportamenti che ti allontanano dai tuoi obiettivi?

Quando questi meccanismi diventano ricorrenti, un percorso psicologico può aiutare a comprenderne l'origine e a sviluppare modalità più flessibili per affrontare paura, incertezza e cambiamento.

Hai bisogno di un supporto professionale?

Le tematiche affrontate in questo articolo ti risuonano? Prenota un incontro conoscitivo. Insieme possiamo capire qual è il percorso più adatto a te.

Richiedi una consulenza

Domande Frequenti: Autosabotaggio: perché a volte ostacoliamo proprio ciò che desideriamo

Approfondimenti basati sulle richieste più comuni.